77) Bobbio. L'uguaglianza  la stella polare.
Ultimamente  uscito un saggio di Norberto Bobbio, filosofo del
diritto (n. 1909), sulla diade destra-sinistra, che ha suscitato
un ampio dibattito nel nostro paese e che ci pare giusto
affiancare alla lettura precedente. Dopo aver presentato le varie
versioni (dimensione orizzontale-verticale, progressista-
conservatore, anticlassista-classista, per l'uguaglianza-per la
disuguaglianza, eccetera) in cui la diade famosa  stata usata, e
dopo aver affermato che la sinistra  per l'uguaglianza, ma contro
l'egualitarismo (v. pagina 73; ma quanti lettori avranno
percepito, dietro a questa sottile distinzione, il risultato di
una storia segnata da da milioni di morti e sofferenze immense?)
Bobbio arriva ad affermare che proprio l'uguaglianza  la stella
polare che ha guidato e deve guidare chi si considera di
sinistra.
N. Bobbio, Destra e sinistra.

 1. Una politica egualitaria  caratterizzata dalla tendenza a
rimuovere gli ostacoli (per riprendere l'espressione del gi
citato articolo 3 della nostra Costituzione) che rendono gli
uomini e le donne meno eguali. Una delle pi convincenti prove
storiche della tesi sin qui sostenuta secondo cui il carattere
distintivo della sinistra  l'egualitarismo, si pu dedurre dal
fatto che uno dei temi principali, se non il principale, della
sinistra storica, comune tanto ai comunisti quanto ai socialisti,
 stato la rimozione di quello che  stato considerato, non solo
nel secolo scorso ma sin dall'antichit, uno dei maggiori, se non
il maggiore, ostacolo all'eguaglianza tra gli uomini, la propriet
individuale, il terribile diritto. Giusta o sbagliata che sia
questa tesi,  noto che in genere le descrizioni utopiche di
societ ideali, che muovono da un'aspirazione egualitaria,
descrivono e insieme prescrivono una societ collettivistica; che
Jean-Jacques Rousseau, quando s'interroga sull'origine della
diseguaglianza degli uomini, esce nella famosa invettiva contro il
primo uomo che, cintando il suo podere, ha dichiarato questo 
mio!; che da Rousseau trae ispirazione il movimento che d vita
alla Congiura degli Eguali, spietatamente contrario ad ogni forma
di propriet individuale; che tutte le societ di eguali che si
vanno formando nel secolo scorso, in cui la sinistra spesso si 
riconosciuta, considerano la propriet individuale come l'iniqua
istituzione che deve essere abbattuta; che sono egualitari e
collettivisti tutti i partiti che escono dalla matrice marxista;
che una delle prime misure della rivoluzione trionfante nella
terra degli zar fu l'abolizione della propriet individuale della
terra e delle imprese; che le due opere principali di storia e di
critica del socialismo, Les systmes socialistes di Vilfredo
Pareto e Socialism di Ludwig von Mises sono, il primo, una
rassegna critica, l'altro un'analisi e critica economica delle
varie forme di collettivismo. La lotta per l'abolizione della
propriet individuale, per la collettivizzazione, ancorch non
integrale, dei mezzi di produzione,  sempre stata, per la
sinistra, una lotta per l'eguaglianza, per la rimozione
dell'ostacolo principale all'attuazione di una societ di eguali.
Persino la politica delle nazionalizzazioni che ha caratterizzato
per un lungo tratto di tempo la politica economica dei partiti
socialisti, venne condotta in nome di un ideale egualitario, se
pure non nel senso positivo di aumentare l'eguaglianza, ma nel
senso negativo di diminuire una fonte di diseguaglianza.
Che la discriminazione tra ricchi e poveri, introdotta e
perpetuata dalla persistenza del diritto considerato inalienabile
della propriet individuale, sia considerata la principale causa
della diseguaglianza, non esclude il riconoscimento di altre
ragioni di discriminazione, come quella tra uomini e donne, tra
lavoro manuale e intellettuale, tra popoli superiori e popoli
inferiori.
2. Non ho difficolt ad ammettere quali e quanti siano stati gli
effetti perversi dei modi con cui si  cercato di realizzare
l'ideale. Mi  accaduto non molto tempo fa di parlare a questo
proposito di utopia capovolta ovvero del capovolgimento totale
di una grandiosa utopia egualitaria nel suo contrario. Nessuna
delle citt ideali descritte dai filosofi era stata mai proposta
come un modello da volgere in pratica. Platone sapeva che la
repubblica ideale, di cui aveva parlato coi suoi amici e
discepoli, non era destinata a esistere in nessun luogo, ma era
vera soltanto, come dice Glaucone a Socrate, nei nostri
discorsi. E, invece,  avvenuto che la prima volta che un'utopia
egualitaria  entrata nella storia, passando dal regno dei
discorsi a quello delle cose, si  rovesciata nel suo contrario.
Ma, aggiungevo, il grande problema della diseguaglianza tra gli
uomini e i popoli di questo mondo  rimasto in tutta la sua
gravit e insopportabilit (perch non dire, anche, nella sua
minacciosa pericolosit per coloro che si ritengono soddisfatti?).
Anzi, nella accresciuta coscienza che andiamo ogni giorno di pi
acquistando delle condizioni del Terzo e del Quarto mondo, di
quello che Latouche ha chiamato il pianeta dei naufraghi, le
dimensioni del problema si sono smisuratamente e drammaticamente
allargate. Il comunismo storico  fallito. Ma la sfida che esso
aveva lanciato  rimasta. Se per consolarci, andiamo dicendo che
in questa parte del mondo abbiamo dato vita alla societ dei due
terzi, non possiamo chiudere gli occhi di fronte alla maggior
parte dei paesi ove la societ dei due terzi, o addirittura dei
quattro quinti o dei nove decimi,  quell'altra.
Di fronte a questa realt, la distinzione fra la destra e la
sinistra, per la quale l'ideale dell'eguaglianza  sempre stato la
stella polare cui ha guardato e continua a guardare,  nettissima.
Basta spostare lo sguardo dalla questione sociale all'interno dei
singoli stati, da cui nacque la sinistra nel secolo scorso, alla
questione sociale internazionale, per rendersi conto che la
sinistra non solo non ha compiuto il proprio cammino ma lo ha
appena cominciato.
N. Bobbio, Destra e sinistra, Donzelli, Roma, 1994, pagine 83-86.
